feed image
   
Text Size

libri

Fiducia e paura nella città

Buenos-Aires

Un  volume che raccoglie tre saggi del noto sociologo polacco, che pongono in discussione la vita quotidiana delle persone nella grande città. Nell'era del villaggio globale, i grandi centri sono quel bivio tra possibilità e frustrazione, tra degrado e sviluppo, tra felicità e paura, dove “zampillano i problemi”, ma dove risiede la più grande creatività per rendere “più umana la società degli uomini”.

di Paolo Balduzzi


Read 0 Comments... >>

Leggi tutto: Fiducia e paura nella città

 

Il benessere nella città



michele_serniniMichele Sernini (1936-2007) ha insegnato Gestione urbana alla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria. In precedenza aveva insegnato nelle aule dello Iuav di Venezia ed era considerato un’insigne luminare nel suo campo. Intorno alla metà degli anni sessanta, studiando per un grande comune i problemi inerenti la città, le infrastrutture di trasporto, la pianificazione,  si è appassionato a tutte le tematiche legate alla vita urbana e metropolitana, diventando uno dei più illustri “urbanisti” e teorici della tecnica e della pianificazione urbanistica. Nei suoi studi ha rivolto particolare attenzione alle connessioni che, in materia di territorio, esistono o vanno stabilite tra società, pratiche amministrative e politiche di governo o di piano, e interventi analitici e progettuali propri dell’architettura.

Sapeva far nascere curiosità, stimolare interessi: dalla sua borsa magica uscivano libri a noi sconosciuti, nelle sue lezioni toccava anche discipline diverse dai saperi del territorio che costituivano il nostro riferimento”, così lo ricorda un suo studente al momento della morte.


il_benessere_della_cittNel testo che vi proponiamo di seguito, Sernini racconta “il benessere della città”: “Una cosa è parlare del benessere della città (…) altra cosa è parlare del benessere dei cittadini, di cui pure l’amministrazione della città dovrà occuparsi”  - afferma lo studioso che, spaziando dalla storia, alla filosofia, alla sociologia e al diritto, ci aiuta a riflettere su alcune fondamentali dinamiche che riguardano le nostre città. Con quella libertà e indipendenza che gli erano proprie e che traspaiono anche da queste righe.

E’ possibile scaricare il testo alle pagine web: www.sernini.net/governo/modena/modena.htm


Paolo Balduzzi, 10.II.2010

Read 0 Comments... >>
   

Viscerale, un grido dalle banlieue


“Nelle viscere della città ci sono ferite molto profonde e lacrime che ci obbligano a essere come pietre. Ma c’è anche la speranza che ci fa vivere e c’è anzitutto l’amore”. Così racconta il giovane scrittore di origine africana Rachid Djaïdani a riguardo della suo ultimo romanzo  pubblicato recentemente in Italia per i tipi della Perrone, con il titolo “Viscerale, un grido dalle banlieue”.
La storia del piccolo Lies è fatta di discriminazione, di vita dura nella banlieue parigina, dove la realtà spigolosa e amara della solitudine rischia di rendere vani i sogni più normali per ogni essere umano. Poi accade la svolta che prelude l’occasione di una vita.
Il romanzo è il filo appassionante di una ricerca della verità e delle bellezza, di un riscatto per sé stessi e per gli altri che rendono il lettore partecipe di una realtà difficile comune a molti sobborghi delle nostre città, che però non lascia l’amaro in bocca. Perché “nella giungla della banlieue crescono anche i fiori”.
Vi proponiamo in allegato l’intervista rilasciata da Djaïdani al quotidiano italiano “Avvenire”, lo scorso 9 Dicembre.

Paolo Balduzzi


Read 0 Comments... >>
 

Le città invisibili

Le città invisibili (1972) – Italo Calvino, Einaudi Editore.

 

Da quando ho letto quel libro, alcuni anni fa, è diventato quasi un gioco riconoscere, almeno in alcuni tratti, le città invisibili. Cunicoli di tubi, stanze buie e oscure, o luminose e perfette, con quei nomi di donna ad accogliere il visitatore che, dentro la città, vive la sua vita ed esprime il proprio essere.

citt_invisibili_1“Personalmente, nel mosaico dei vari emblemi di città atemporali non v'è stata alcuna che mi abbia colpito in modo particolare, ma in ognuna ho ritrovato una parte di me, un'emozione, uno stato d'animo, una peculiarità della mia città e di quelle che fino a oggi ho visitato”.
Queste righe, raccolte da un visitatore di un blog letterario, possono riassumere il pensiero di molti lettori che in queste pagine hanno comunque trovato qualcosa di interessante. E allora andiamo, almeno un po', e in punta di piedi, alla scoperta di queste città che l'autore racconta e che, invisibili agli occhi umani, fanno vibrare però ogni corda interiore. Forse perchè alla fine le pagine raccontano i nostri luoghi che, piccoli o grandi, sono degni della nostra attenzione e richiamano alla mente una storia, che breve o lunga è quella di ciascuno, e per ciò stesso affascinante.

E' l'autunno del 1972Viene pubblicato per i tipi della Einaudi un libretto molto strano, per le forme narrative e i contenuti: “Le città Invisibili”, appunto. A quel tempo, il suo autore Italo Calvino, non era ancora scrittore da record di vendite in libreria, e il libro non ebbe la risonanza che forse avrebbe meritato. Eppure, con un lento e cocciuto passaparola, entra nelle case e nei cuori di molti lettori, che ancora oggi, come il sottoscritto, lo amano e tornano a sfogliarlo di tanto in tanto.

Un libro nato un pezzetto alla volta, secondo le ispirazioni dell'autore fissate su foglietti di carta, magari intervallate da lunghi momenti di silenzio. Sono ricordi di viaggio, annotazioni in prosa o in poesia di città o luoghi visitati, impressioni “consapevoli” del momento artistico e umano che il loro creatore stava attraversando, e quindi informate di dubbi, di sensazioni, che si declinano in città ora sporche e cariche d'immondizia, città tristi o città contente, creative o limitate. L'insieme dei fogli però, non formava ancora un libro. Era necessaria una cornice, un contesto che legasse tra loro i vari momenti e le varie città, per poter trasmettere un messaggio coerente e spiazzante a ogni lettore sulle meraviglie dei nostri luoghi.

Ecco allora l'idea geniale: chiamare il più grande viaggiatore di tutti i tempi, Marco Polo, e far presentare a lui, a mò di relazione di viaggio, le città, ognuna introdotta da un dialogo in corsivo tra lui e l'Imperatore dei Tartari al quale consegna questo suo vissuto. Prende corpo così la struttura del testo che comprende 11  percorsi tematici, ognuno di cinque luoghi, per 55 descrizioni complessive di città che portano ciascuna un nome di donna. Veri e propri reportage, ora minuziosi nei particolari, ora più complessivi, che mostrano ciò che in una città non si vede, come la rete dei tubi, come le persone che abitano dentro le finestre chiuse, come i mattoni sotto l'intonaco. Ma soprattutto raccontano di una città che è dentro ogni persona. Una città che è invisibile perchè, vittime di uno stress e di una corsa continua a raggiungere lo scopo, non siamo più capaci di cogliere quei segni profetici che il vivere insieme porta a condividere, e a rendere la vita di ciascuno migliore.
citt_invisibili_2
Tanti sono i temi scottanti che il romanzo tocca, e che sono ancora oggi sul tavolo dell'attualità: dal rapporto tra lo “straniero” e la terra che l'accoglie, la comunicazione e il linguaggio nella città,  la democrazia e l'ordine del sovrano; ma uno particolare è quello della denuncia, per quei tempi profetica, di un rapporto tra i media e i cittadini caratterizzato da sospetto e fascino: l'Imperatore stesso, seppur ammaliato dal modo di raccontare di Marco Polo, non sa se credergli o meno, quando racconta di luoghi per quei tempi, il medioevo, impensabili, come un aeroporto, come la città di Los Angeles negli Usa che l'esploratore veneziano non ha certamente conosciuto.

Una natura letteraria complessa che risente del periodo parigino dell'autore che all'ombra di Notre Dame aveva vissuto in pieno il '68, la destrutturazione dei valori, delle simmetrie, la contestazione, ricavandone una valenza creativa che ha messo a frutto in queste pagine ricche di attualità.
Attualità perchè Calvino, in questo suo testo atipico e meraviglioso, non si concentra sui particolari reali delle città, ma le coniuga ora con la memoria, ora con i desideri, ora con i segni, con i drammi, portandoci “a cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio" 1. Ecco la forte valenza simbolica di questo testo che invita il lettore a domandarsi e a scrutare il perchè è necessario vivere, e vivere bene, a stretto contatto l'uno con l'altro, e la fiducia che questa convivenza porta a generare.

Perchè è vero, alla fine del libro è possibile pensarla come Marco Polo che, in un colloquio con l'Imperatore, dice : “Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” 2 .


Paolo Balduzzi, 30.XI.2009


1 Italo Calvino “Le città Invisibili”,  Torino, Einaudi Editore, 1972.
2 Italo Calvino “Le città Invisibili”,  Torino, Einaudi Editore, 1972, cornice III-A


Read 0 Comments... >>
   

In evidenza

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6

chi è online

 20 visitatori online

login